Partenza: Palmanova sede ore 6.00 – Paparotti ore 6.20
Dislivello: 1200 metri circa
Tempi di marcia: ore 7.00
Equipaggiamento: normale da escursionismo + set da ferrata
Cartografia: Tabacco foglio 017
Accesso
In autostrada fino a Tolmezzo e poi in direzione di Sappada. Superato Santo Stefano di Cadore si prosegue verso il Passo di Monte Croce Comelico. Dopo la frazione di Campitello ci si addentra in Val Digón superando il ponte sull’omonimo torrente e proseguendo per altri km 1,5 fino al tornante della Sega Digón. Qui si imbocca sulla destra la rotabile secondaria che, superato un nucleo di abitazioni, sale parallelamente all’impluvio. Al bivio presso la Cappella ai Caduti di Cima Vallona si continua a sinistra fino alla diramazione presso il ponte del Pian della Mola, dove termina l’asfalto e si trova un buon parcheggio (m 1458).
Itinerario
Ci si mantiene sulla pista forestale di sinistra che, risalendo lo stretto impluvio boscoso, supera direttamente un primo bivio e porta al successivo da cui appare il Col Quaternà (m 1588, biv. Muntanelli). Abbandonata la direttiva del torrente, ci si incammina sulla bretella forestale di destra che con alcuni tornanti conduce ai pascoli di Casera Pian di Formaggio (m 1802). Dal bivio presso la baita situata alla sommità del prato (segn. 145) ci si addentra verso N.E. nell’abetaia raggiungendone il limite superiore. Continuando su aperti pendii si trascura la diramazione per il Bivacco Piva e il Sentiero D’Ambros e si prosegue a sinistra verso la Forcella Cavallino. Scavalcato uno spallone il sentiero guadagna piacevolmente quota nella pascoliva Val Granda. Superate le ultime sorgive, si giunge nel piccolo catino Vanuti dominato dal pittoresco Cavallino. Volgendo a sinistra (Ovest) oltre un macigno, si sormonta una dorsale con crocefisso e si compie un lungo tornante verso destra sui detriti fino alla Forcella del Cavallino (m 2453, segnavia).
Dalla forcella parte verso S.E. la lunga Cresta della Pitturina . Percorrendo un comodo sentiero si segue il crinale oltrepassando sul versante italiano un primo cocuzzolo erboso. Proseguendo in lieve discesa si tocca nuovamente il filo di cresta affiancando postazioni belliche. Nel punto in cui la displuviale diviene calcarea ha inizio la via ferrata D’Ambros (m 2430, targa di bronzo). Trascurato un sentiero che scende a Meridione, si percorre un primo tratto di cresta affilata (cavi corrimano) e ci si abbassa su roccette rossastre e articolate (m 20, I grado). Proseguendo per sentiero si ritorna sulla cresta. Disceso un profondo canalino (m 30, I grado, cavo) si riprende la cresta risalendo un pendio roccioso (m 20, I grado, cavo). Quasi appesi alle attrezzature, si attraversano spuntoni esposti su un ripido canale (m 10, II grado) e si continua sulla suggestiva ed aerea cresta abbassandosi ad un’insellatura (m 60, I e II grado, cavo). Tracce di passaggio accedono ad un canale che riporta in cresta (cavo), sulle cui roccette meridionali si imbocca un esile sentiero, esposto e privo di attrezzature. Dove la displuviale si assottiglia ricominciano i cavi che consentono di scendere brevemente a Nord e di ritornare sul versante italiano tramite uno stretto intaglio. Dal proseguimento della cresta ci si cala su una lunga sella sdoppiata da un dosso e si sormonta per facile calpestio il successivo pinnacolo roccioso. Sfruttando una scaletta metallica si scende in due brevi ma ripide gallerie di guerra che conducono in un angolo fortificato molto particolare (libro di via). Ripreso il colmo di cresta, si guadagna con vari saliscendi la massima elevazione della Pitturina (m 2455). Ci si dilunga quindi in discesa fin su un salto friabile e detritico attrezzato con una scomoda fune che porta in una forcelletta, termine della ferrata D’Ambros e della Cresta della Pitturina (m 50, I e II grado). Con una lunga diagonale in salita sul versante meridionale di Cima Vallona, si raggiunge una selletta sul crinale delle Mandrette dove si inizia a divallare (m 2440).
Discesa
Oltrepassato uno scoscendimento ed uno spallone erboso, ci si affaccia sul grandioso Cadin di Vallona. Alcuni tornanti portano ad un bivio da cui si svolge a sinistra per incrociare in segn. 160 proveniente dal Passo di Cima Vallona. Si raggiunge così il fondo del catino, il cui bordo inferiore ospita il Bivacco Piva (m 2250). Discesa la sottostante strettoia, si imbocca il vallone del Forame percorso dai numerosi tornanti di una comoda mulattiera, sulla direttiva dell’elettrodotto transalpino. Innestandosi in una trattorabile, la si percorre costantemente in discesa fino alla Casera Melin (m 1673). Sul proseguimento della pista forestale che corre parallela all’omonimo rio, si ritorna in Val Digón presso il parcheggio di Pian della Mola.