Partenza: Palmanova sede ore 7.00 – Paparotti ore 7.30
Dislivello: 1000 metri circa
Tempi di marcia: ore 6.45
Equipaggiamento: normale da escursionismo + set da ferrata
Cartografia: Tabacco foglio 027
Accesso
Da Sella Nevea risalire la stretta e ripida strada asfaltata che porta agli alpeggi del Montasio, proseguendo fino al divieto di transito (m 1502, ampio parcheggio).
Itinerario
L’escursione ha inizio lungo la strada asfaltata che conduce alle Casere Pecol, situate al margine occidentale del grande altopiano. Oltrepassata la stalla, poco prima di raggiungere l’edificio principale, si segue la pista che si abbassa a sinistra fino alla curva presso il greto del Rio Montasio (segnavia CAI n. 621, Alta Via). Questa mulattiera, risalente alla prima guerra mondiale, traversa in falsopiano le pendici meridionali del Monte Zabus. In leggera salita la mulattiera, ormai ridotta a sentiero, asseconda alcune rientranze e quindi raggiunge l’ampio vallone che scende dalla Forca di Vandul (m 1570, bivio segnato su un sasso). Prendere ora a destra il segnavia CAI n. 640 che risale a tornanti il pendio soprastante. Arrivati alla base di un caratteristico sperone roccioso che limita una specie di antro lo si aggira sulla sinistra proseguendo poi nuovamente su terreno erboso. Ancora in salita per una serie di piccole svolte e si raggiunge la Forca di Vandul (m 1986). Dalla forcella ci si porta ai piedi della parete di sinistra, alta circa 80 metri, che occorre superare per raggiungere la dorsale soprastante. Il passaggio, pur essendo abbondantemente appigliato e fornito di ottime attrezzature fisse (cavo continuo, gradini e pioli), richiede attenzione per la sua verticalità. Esaurita la paretina si ritrova il sentiero che, per zolle erbose miste a roccette, guadagna la cresta della Viene. Si segue il crinale poi, con una modesta perdita di quota, si raggiunge la panoramica Forca de la Viene (m 2121). A poca distanza dalla sella è stato ricollocato il Bivacco Del Torso. Seguendo le segnalazioni si sale ora ripidamente dapprima sul filo della cresta e poi affrontando quella caratteristica fascia di gradoni erbosi alternati a rocce bianche. Più in alto, sul pendio terminale, la pendenza si fa meno marcata ed il sentiero prosegue a salire sul ciglio della cresta raggiungendo in breve la vetta del Monte Cimone (m 2379, panorama esteso).
Discesa
Si percorre lo stesso itinerario della salita o in alternativa, ridiscesi alla Forca de la Viene è possibile variare il percorso di rientro scendendo nella conca sottostante per poi riguadagnare la Via Alta. In tal caso ci si abbassa lungo il segnavia CAI n. 641 (bolli sbiaditi) tra pascoli e roccette affioranti, tenendosi sulla destra. Si giunge così sul bordo inferiore della conca sospesa de la Viene. Il terreno si fa decisamente più ripido ed anche il tracciato del sentiero risulta rovinato in alcuni punti. Si perde velocemente quota mirando al punto dove il vallone si restringe sensibilmente: qui dobbiamo aggirare un masso con un passaggio un poco esposto. Ancora su terreno ripidissimo si cala infine sul più comodo tracciato della Via Alta. Non resta ora che traversare a sinistra (est) aggirando il Pizzo Viene. Si raggiunge così il bivio utilizzato in precedenza dal quale si utilizzerà poi il medesimo itinerario dell’andata.